Mantenere giovane il cervello. Un libro spiega come si fa

“Cervello senza limiti” lascia il segno. Una sensazione a metà tra l’inquietudine e la meraviglia. A pubblicarlo per Codice Edizioni, Johann Rossi Mason, giornalista scientifica specializzata in neuroscienze e psicologia. Un lavoro durato anni. Il risultato è la prima inchiesta italiana sul potenziamento cerebrale. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Johann. Le abbiamo chiesto di darci qualche chiave di lettura ulteriore e, soprattutto, qualche consiglio per cominciare ad allenare il nostro cervello prima che ceda sotto colpi inesorabili del tempo che passa. Ce ne ha dati un bel po’

“Brain enhancement”, un tema molto discusso di cui si sente parlare ormai sempre più spesso. Ci aiuti a inquadrare il fenomeno?
Nelle università di mezzo mondo dal 7 al 25% degli studenti percorre i corridoi con un PC portatile, un blocco per appunti e un evidenziatore in una mano, un blister di compresse nell’altra: Adderall, Ritalin, Modafinil e altre decine di farmaci promettono di aumentare la capacità di apprendimento, migliorare voti e curricula, pubblicare di più e meglio. Nel 2006 un gruppo di docenti di Harvard ha effettuato per la prima volta un’indagine sull’uso di sostanze nootropiche, attive cioè sul sistema nervoso e in grado di aumentare le capacità cognitive. Scoprono che il loro utilizzo è strettamente legato al mondo accademico. Nel 2008 una nuova ricerca apparsa su Journal of American College of Health rivela che l’uso di farmaci nei soggetti sani riguarda tra l’8 e il 34% degli studenti universitari, che li utilizzano off-label, ossia fuori indicazione, e ovviamente senza prescrizione medica. Ma sbaglia chi crede che siano una scorciatoia: non fanno diventare più intelligenti, perché chi non si impegna non può aspirare a migliorare il curriculum solo con una pillola. Servono a studiare e lavorare di più e meglio. Niente bacchetta magica. Chi non è intelligente o non ha voglia di trascorrere il tempo sui libri non avrà alcun beneficio.

Cosa sono esattamente le sostanze nootropiche?
Quelle descritte nel libro sono farmaci o integratori naturali o sintetici legali usati da soggetti sani per migliorare alcune funzioni cerebrali. Niente a che fare con gli stupefacenti (illegali) o le sostanze ricreative per lo “sballo”. Chi fa uso di nootropici è lucido e vuole rimanerlo. Cerca la concentrazione. C’è anche chi assume il farmaco tentando di recuperare in una settimana ciò che non ha fatto in un trimestre. Ma non è così che funziona, sono gli stessi che mischiano più farmaci per ottenere un effetto ancora maggiore e poi finiscono all’ospedale a causa degli effetti collaterali dati dalle interazioni.

Tè verde, ginseng, curcuma ma anche tecniche di stimolazione magnetica transcranica: cosa significa in concreto potenziare le proprie capacità cognitive?
Il nostro cervello è una struttura plastica, che funziona come un muscolo, se sollecitato aumenta la propria plasticità e le capacità. Se sollecitato con costanza migliora le proprie prestazioni, ma farlo è un lavoro lungo e faticoso. I potenziatori cognitivi sono sostanze che agiscono nella maggior parte dei casi sui neurotrasmettitori e ne aumentano la disponibilità negli spazi intersinaptici, ossia gli spazi di contatto tra un neurone e l’altro, dove avvengono le comunicazioni. È come mettere un additivo in un motore già performante. Ovviamente a seconda delle sostanze è possibile avere risultati più o meno repentini: gli integratori naturali, spesso usati ad alte dosi e in combinazione tra loro – i cosiddetti “stack” – hanno bisogno di tempo per dare i risultati perché devono raggiungere un picco plasmatico. I farmaci, che nascono per trattare malattie come Alzheimer, Parkinson, demenza, disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, narcolessia, hanno concentrazioni tali da determinare effetti quasi immediati, ma possono presentare effetti collaterali come cefalea, nausea, disturbi digestivi, irrequietezza, e in alcuni casi il rischio di dipendenza se usati per periodi prolungati. È il caso dei sali di metanfetamine commercializzati come farmaco per il disturbo dell’attenzione. La questione è delicata perché se può essere accettabile un effetto collaterale a fronte del beneficio di trattare una malattia, il rischio è meno giustificabile per un soggetto sano che lo assuma per studiare. Nel sondaggio di Nature la maggior parte di quelli che hanno risposto al questionario, ben il 69%, ritiene
che l’uso di farmaci per il potenziamento cognitivo dovrebbe essere consentito anche in soggetti sani per ragioni non mediche e che lievi effetti collaterali siano un rischio accettabile. Certo, parliamo di un pubblico selezionato, che fa parte di una élite accademica e di intellettuali con un atteggiamento aperto su alcuni argomenti. Ma ci si domanda: se vengono somministrati anche ai bambini e si sono dimostrati sicuri negli studi necessari alla loro immissione in commercio, perché alle dosi corrette e indicate non dovrebbero essere adatti anche a soggetti adulti, purché informati delle indicazioni e degli effetti collaterali? Personalmente mantengo un atteggiamento molto liberale.

Frenesia e ritmi serratissimi, continue pressioni e competitività. Tutto questo si traduce in stress, necessità di dar fondo alle proprie energie mentali. Tutto passa dal cervello insomma
Esattamente e ricordiamo che dal cervello passano anche le emozioni e non solo la cognizione. Quindi lavorare sul proprio equilibrio psicologico e mentale, ad esempio attraverso tecniche di meditazione profonda, la cosiddetta mindfulness, può contribuire a raggiungere i propri obiettivi anche senza usare sostanze che mettono il turbo.

Non ti nego che in alcuni passi il tuo libro mi ha un po’ turbato. Ho colto però un aspetto collaterale: meno superomistico, più umano. Si lavora fino a settant’anni. Si ha quindi la necessità di mantenersi mentalmente attivi più a lungo di qualche decennio fa. In questo senso il concetto di “conservare giovane” il cervello suona meglio
Al contrario di ciò che è stato rappresentato al cinema, ad esempio nel film Limitless, i farmaci non rendono superumani, solo più performanti e non tutti allo stesso modo. Esistono anche soggetti che non rispondono a queste sostanze. Però la tua domanda è interessante: negli ultimi 50-60 abbiamo guadagnato 15 anni in termini di longevità. Pensa alle nostre nonne: a 50 anni erano al tramonto della propria esistenza, facevano le nonne e qualche volta lavoravano. Oggi Charlize Theron, Monica Bellucci, Sharon Stone e io abbiamo 50 anni. La società è cambiata completamente. Ci affermiamo e facciamo figli più tardi, abbiamo inaugurato una quarta e una quinta età durante le quali abbiamo risorse ed energie da spendere anche sul mercato. Spesso noi donne abbiamo compagni più giovani ma siamo sessualmente desiderabili, nel pieno delle carriere e con una prospettiva di vita di almeno 30 anni che vogliamo vivere in salute non solo fisica ma specialmente mentale. Sbaglia chi pensa che i nootropici siano richiesti soltanto da studenti ambiziosi o docenti alla ricerca del Nobel. A questa schiera infatti vanno aggiunti tutti quegli adulti che temono di perdere colpi sotto la minaccia costante di ragazzi che oltre a neuroni freschi vantano competenze e stili di pensiero veloci, plasmati come sono da reti neurali, videogiochi e smartphone, dispositivi che sin dalla culla li hanno resi capaci di nuove forme di pensiero, creatività e immaginazione. Molti di questi sono adulti nati nel millennio precedente, appartenenti a un mercato del lavoro incerto e mutabile, che li rende più aggressivi, determinati e talvolta disperati. Così si avvicinano ai farmaci anche cinquantenni spaventati di perdere terreno. Si racconta che il professor Anjan Chatterjee, uno dei massimi esperti dell’argomento, abbia visitato una famosa avvocatessa di Philadelphia, terrorizzata perché non ricordava alcuni nomi e lo implorava di prescriverle qualcosa per la memoria. La cosa che le persone temono di più della vecchiaia non solo gli acciacchi fisici ma la demenza e la perdita di lucidità. È la capacità di ragionare e la memoria che ci rendono attivi nella società ed è in questo settore che le aziende stanno orientando le loro ricerche studiando farmaci e rimedi che possano allontanare lo spettro dell’Alzheimer.

Nel tuo libro-inchiesta tracci anche le dimensioni del fenomeno: scopriamo infatti che è l’Europa a detenere il primato del maggiore incremento dell’uso di stimolanti a effetto brain-boosting mentre negli Stati Uniti oltre il 30% della popolazione ne fa uso. E in Italia?
Non esiste un dato relativo all’Italia e per questo motivo abbiamo deciso di lanciare una indagine, un sondaggio online per indagare il fenomeno nel nostro Paese. È possibile partecipare attraverso questo link oppure collegandosi al sito Cervello senza limiti. Ovviamente il questionario è totalmente anonimo per proteggere la privacy di chi decide di partecipare.

Come è regolamentato il mercato di queste sostanze?
Allora, tutti i farmaci sono soggetti a ricetta medica e quindi nei sani vengono utilizzati “off label” ossia “fuori indicazione”. Quindi un medico può prescriverli ma in caso succeda qualcosa si assume ogni responsabilità perché ha agito in una zona d’ombra. Altri sono soggetti a prescrizione con un rigido Piano Terapeutico (come i farmaci per l’ADHD). Procurarseli legalmente quindi è molto difficile. Sappiamo che le persone all’estero fingono i sintomi ma in questo modo si trovano anche “attaccata” una diagnosi. In sostanza spesso le persone ricorrono al mercato nero di persone che glieli procurano o a farmacie online spesso in India o in altri Paesi. Il rischio è che quello che arriva nella migliore delle ipotesi sia una compressa di zucchero inefficace mentre nella peggiore contenga altri farmaci o contaminanti. Esistono poi farmacie che spediscono dall’estero ma richiedono una ricetta medica ufficiale. Il mercato degli integratori poi è ancora più fumoso: non essendo farmaci i principi attivi non sono soggetti ad una stretta regolamentazione per l’approvazione ed è difficile tracciare sia la quantità che la qualità di quello che c’è nelle singole compresse. Nonostante il possesso non sia illegale, comprare il Modafinil al mercato nero in Gran Bretagna può costare due anni di carcere. Solo nel 2016 sono stati chiusi 9.610 siti illegali di vendita di farmaci. Insomma i rischi sono tanti.

Sempre nel tuo libro descrivi gli effetti (e le controindicazioni) di sostanze naturali che in qualche modo hanno gli stessi effetti. Parliamo di caffeina, ginseng, curcuma. Ci dai un assaggio di quanto hanno evidenziato i tuoi studi?
Caffè, the, ginseng, guaranà sono sostanze che stimolano il sistema nervoso conosciute e utilizzate da millenni con il preciso scopo di avere maggiore chiarezza mentale e combattere la fatica. La ricerca scientifica ha poi scoperto altre sostanze e alcune le ha sintetizzate chimicamente. Basti pensare ad esempio che la ketamina nasce per uso medico come anestetico da sala operatoria e trova poi un suo uso ricreativo per la capacità di determinare stati mentali alterati e dare esperienze extra corporee. Mentre l’ecstasy che circola nelle discoteche e l’acido lisergico, l’LSD, oggi sono allo studio come rimedi antidepressivi. Il mondo della farmacologia è particolarmente intrigante e ricco di sorprese e in fondo ci insegna che non è la singola sostanza a fare bene o male ma l’uso che se ne fa (e le quantità in questo sono decisive). A ben pensarci, tutti viviamo utilizzando ausili, tecnologici e non: computer, smartphone, banche dati, occhiali, integratori di Omega-3. Chi prende sette o otto caffè al giorno non viene stigmatizzato, eppure anche la caffeina stimola il sistema nervoso. E chi fuma trenta sigarette per concentrarsi durante lunghe sessioni di studio?

C’è modo di allenare corpo e mente senza ricorrere ai farmaci? Detta diversamente: ci sono cose che possiamo fare (e non fare) per ricaricare il cervello e la memoria in vista delle sfide quotidiane presenti e future?
Certo che sì ma la strada è ovviamente più lunga e faticosa. Vale la regola aurea di un corretto stile di vita, prima tra tutti una alimentazione sana e parca in termini di calorie. Uno studio del 2014 ha dimostrato che dopo tre mesi di regime calorico ridotto, tutti i partecipanti avevano segnalato una diminuzione significativa degli indicatori: vecchiaia, diabete, cancro, infiammazione, oltre ovviamente a una diminuzione del peso. Quindi ciò che mettiamo nel piatto è determinante e può avere un influsso sulla cognizione: servono vitamine, ferro e ovviamente i preziosissimi Omega-3, in particolare EPA e DHA, che sono presenti in tutte le membrane cellulari e rappresentano i principali grassi strutturali dell’organo cerebrale. Sono talmente determinanti che alla loro introduzione nella dieta preistorica, attraverso frutti di mare e semi oleosi, si attribuisce l’aumento di volume del cervello umano. Esercizio fisico sempre e comunque. Un moderato esercizio aerobico ha effetti positivi sulla salute del corpo e del cervello, in particolare ne migliora la plasticità grazie all’attività di un particolare neurotrasmettitore, il GABA.

Tutto molto interessante. Già che ci siamo: c’è altro che possiamo fare per rallentare gli effetti del tempo che passa sul nostro cervello?
Interessi, curiosità: possiamo risolvere puzzle (se più complessi è meglio), usare la mano sinistra più spesso (io mi sono abituata a mangiare con la mano non dominante), scrivere con entrambe le mani contemporaneamente (difficilissimo) e silenziare uno dei sensi, per esempio tappare gli occhi, le orecchie o il naso, bloccare le mani. Fatelo come un gioco e resistete il più possibile, il cervello sarà obbligato ad attivarsi per compensare la carenza di stimoli e informazioni, e lo farà mobilitando risorse che erano inattive. Mettete alla prova le capacità sensoriali: per esempio, fatevi bendare e poi tentate di riconoscere gli odori di cibi, spezie, piante ecc. Sforzatevi di capovolgere le vostre ipotesi, formidabile pratica che allena la capacità di mettersi nei panni degli altri. Solleticate l’immaginazione e la creatività: inventate una favola al giorno. Bevete molta acqua: corpo e cellule sono composti per il 40-50% da acqua; anche un deficit idrico lieve ha conseguenze sull’equilibrio generale, e il cervello ne soffre allo stesso modo. Imparate a respirare profondamente: inspirate, trattenete ed espirate contando lentamente fino a sei per ogni fase. Scrivete le vostre frasi preferite e quelle che sono di ispirazione, camminate nel verde il più spesso possibile.

Aiutami a trovare un finale
«La società deve affrontare la crescente domanda di potenziamento cognitivo e la risposta deve partire dal rifiuto dell’idea che il termine potenziamento abbia una connotazione negativa», chiosavano Martha Farah e Michael Gazzaniga nel loro articolo su Nature. E io sono d’accordo con loro.